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Pio Galli: biografia

Pio Galli (Annone Brianza, 1° febbraio 1926 – Lecco, 12 dicembre 2011) ha attraversato da protagonista gran parte del Novecento.

A partire dall’età di 11 anni lavora come apprendista in diverse aziende metal meccaniche e frequenta corsi di formazione professionale. Ma nel 1944, appena diciottenne, decide di unirsi ai partigiani della 55^ Brigata Rosselli operante nel lecchese.

Nel tentativo di raggiungerla viene arrestato e picchiato dai fascisti, scampa ai campi di concentramento nazisti fuggendo dal convoglio che lo avrebbe trasportato in Germania, approfittando di una sosta alla stazione di Milano Greco. In seguito ad una delazione, viene nuovamente arrestato dalla Polizia di lecco: rilasciato dopo duri interrogatori, seppure con il divieto di lasciare la città, continua l’attività clandestina nelle Squadre d’azione patriottica di Lecco fino alla Liberazione.

Entra nel ’46 alle Acciaierie del Caleotto: assume rapidamente i ruoli di responsabile della cellula del PCI e di componente della Commissione Interna attraverso cui contrattò con l’azienda miglioramenti dei salari e delle condizioni di lavoro. Nel ’51 entra nella segreteria della Federazione di Lecco del PCI e negli esecutivi della FIOM e della Camera del Lavoro della stessa città: è contemporaneamente consigliere comunale e provinciale.

Nel ’53 viene licenziato con altri otto lavoratori, sei comunisti e tre socialisti, in occasione di uno sciopero indetto contro la “legge truffa”. Viene nominato segretario provinciale della FIOM e l’anno seguente segretario della Camera del lavoro, incarico che mantiene fino al 1962 quando viene inviato a dirigere la FIOM di Brescia. Se gli anni di Lecco sono stati dedicati alla ricostruzione del sindacato di classe distrutto dal fascismo, gli anni passati a Brescia lo hanno visto in prima linea per la rinascita del sindacato dei metalmeccanici in quella città, destinato a diventare un avamposto decisivo della svolta verso la “prassi” della contrattazione articolata e la FLM.

Nel ’64 entra nella segreteria nazionale della FIOM come responsabile organizzativo, incarico che svolgerà per tredici anni. È fautore, “contestato”, ma sempre sostenuto da Bruno Trentin, del rinnovamento della FIOM attraverso l’immissione di un gran numero di giovani in posizioni di responsabilità ad ogni livello. Non è azzardato affermare che senza la sua “testardaggine” e la sua iniziativa, la svolta dalle Commissioni Interne ai Consigli di Fabbrica non ci sarebbe stata o avrebbe impiegato molto più tempo. E non è retorico ricordare che senza la sua capacità di tenuta del confronto con la CGIL (famosi i suoi scontri con Rinaldo Scheda) e con il Pci, i Consigli di Fabbrica non sarebbero diventati, sia pure con tutte le diffidenze e le limitazioni che dovettero subire, patrimonio delle tre Confederazioni, la FLM forse non sarebbe mai nata, l'affermazione del diritto di accesso in fabbrica conquistato nel corso della battaglia per il rinnovo del Ccnl del 1969 avrebbe dovuto aspettare tempi migliori e il Ministro Brodolini probabilmente non sarebbe riuscito a far approvare lo “storico” Statuto dei Lavoratori prima della sua morte prematura.

Segretario generale della FIOM dal 1977, quando fu eletto in sostituzione di Bruno Trentin, al 1985, dovette convivere con gli “anni piombo”, che egli contribuì non poco a contrastare con la “vigilanza” nelle fabbriche e con la “storica” manifestazione FLM del “2 dicembre 1977” a sostegno delle vertenze contrattuali e per rivendicare una modifica della politica economica ed industriale del governo. Fu una manifestazione, l'ultima grande manifestazione nazionale della FLM, ben organizzata, partecipata e composta come sempre, “sopportata” dalle tre Confederazioni, e vivacemente contestata dal PCI, preoccupato per le possibili provocazioni degli estremismi di destra e di sinistra e soprattutto per il contributo che avrebbe potuto dare all’affermarsi di un sindacato come soggetto politico “autonomo”, considerata dai vertici di Botteghe Oscure “una deriva pericolosa” verso il “pansindacalismo”.

Sono del 1980 i famosi “35 giorni alla Fiat”, da lui definiti come “la più tremenda delle mie esperienze da sindacalista”, ben illustrata nel libro intervista “FIAT 1980 – Sindrome della sconfitta”. Galli non considera l’accordo , firmato dai Segretari Generali delle tre Confederazioni prima ancora che da quelli della FLM, una sconfitta ma un “compromesso onorevole”, anche se, sono parole di Trentin, “risentiva del modo precipitoso in cui fu definito e sottoscritto, all’indomani della marcia dei 40.000”. L’accordo è discusso in assemblee roventi, molte delle quali si svuotano al momento del voto: la maggioranza dei lavoratori rimasti lo approva ma in un clima di disfatta.

Nel 1980, grazie a Pio Galli, la FLM aderì alla FISM e l'anno successivo, in occasione del congresso di Washington, Pio venne eletto nel Comitato Esecutivo. Il giorno dopo quel Congresso, sull'Unità uscì un corsivo di Giorgio Napolitano che, interpretando l'umore di altri importanti esponenti dei Vertici di Botteghe Oscure, criticava aspramente la scelta della FIOM per aver abbandonato la FSM. La settimana successiva si svolse l'incontro chiesto da Pio. Per il Pci, oltre a Giorgio Napolitano, erano presenti Berlinguer e Pajetta. L'unico a difendere le ragioni della Fiom fu Enrico Berlinguer, e la discussione si concluse con “l'assoluzione” della Fiom!

Pio Galli è stato un sindacalista che parlava il linguaggio della concretezza e della verità, anche quando comportava uno scontro acceso con gli altri maggiori dirigenti sindacali e politici: era un dirigente leale ma non ossequioso. Per questo è statoun sindacalista amato da coloro per i quali ha lottato una vita intera.

Al termine della sua attività sindacale, Pio Galli è eletto consigliere regionale per il PCI in Lombardia. Questo costante intreccio tra militanza sindacale e politica esprime “il suo stare da una parte sola”, la sua dedizione assoluta alla difesa e alla promozione degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori.

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